Documenti, prego
Oggi parliamo di: Anche la masturbazione diventa questione di stato / Deregulation AI della Casa Bianca e responsabilità per disastri catastrofici causati dall'AI
L’EDITORIALE PW
Riflessioni su cybersecurity, privacy e sull’impatto sociale della tecnologia.
di Matteo Navacci, data protection & cybersecurity advisor, co-fondatore di Privacy Week
Documenti, prego
L’intero Occidente digitale sta diventando una gigantesca dogana di frontiera.
La differenza è che qui i controllori non vestono un cappotto pesante di lana, né brandiscono pesanti timbri rossi “DENIED”. Basta lo smartphone. E una quantità crescente di documenti pdf, algoritmi di identificazione biometrica e altri fantasiosi strumenti di verifica dell’identità digitale che farebbero impallidire perfino il più zelante funzionario dell’URSS.
In Italia si è deciso ad esempio che per accedere a siti pornografici occorrerà esibire CIE o SPID. Se il contesto non fosse quello digitale, sarebbe sufficiente questo per costruirci sopra una gag umoristica con protagonista un agente di polizia che calandosi da un elicottero in tenuta da sfondamento si fionda nella cameretta di un adolescente che si prepara a masturbarsi per chiedergli documenti.
E invece siamo tutti online, dall’altra parte dello schermo ci sono sistemi informatici, database relazionali e algoritmi OCR; non fa affatto ridere.
La motivazione ufficiale è come sempre la tutela dei minori. La conseguenza reale è l’ennesimo tassello verso una normalizzazione dell’identità obbligatoria in qualunque angolo del cyberspazio. Perfino la masturbazione ora è una questione burocratica; un affare di Stato. Documenti prego!
Il principio è che ogni gesto digitale, anche il più intimo, richiede la presentazione di un documento allo sportello. I gestori dello SPID ne saranno certamente felici, considerando che ora è anche a pagamento. Non dubito che nelle prossime settimane ci sarà un’impennata di richieste. O loro, o i fornitori di VPN.
Parallelamente, sempre AGCOM ha inaugurato l’albo pubblico degli influencer, un registro che suona come un’antologia moderna di “persone influenti da tenere d’occhio”: nome, cognome, nickname, follower, visualizzazioni mensili.
Tutto ben impaginato in un elenco ufficiale, pronto per la consultazione. E lo stesso elenco sarà poi usato per comminare sanzioni in caso di violazione del codice di condotta promosso dalla stessa AGCOM. Sanzioni che, chiaramente, potranno essere impugnate solo con ricorsi lunghi e costosi. Solo io ci vedo un sottile potere di censura?
Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, Apple ha aperto la porta al passaporto USA nel Wallet. Un altro piccolo passo verso la digitalizzazione dei documenti d’identità. Veloce e indolore.
E come dimenticarsi del Regno Unito, dove l’Online Safety Act ha già fatto scuola anche al di fuori dei suoi confini geografici. Lì l’identificazione digitale è richiesta non solo per accedere a contenuti considerati a rischio per i minori, ma anche per servizi che con i minori hanno davvero poco a che fare: Discord, GitHub e altre piattaforme tecniche hanno dovuto riconfigurare parte delle loro funzioni per evitare di cadere nella rete della compliance biometrica.
È un’ondata che non si ferma, e che naturalmente verrà presentata come “protezione dell’utente”, “sicurezza digitale”, “lotta agli abusi” o qualche altra bella parola.
Ogni nuova misura viene introdotta come fosse una sciocchezza, una formalità necessaria, un piccolo sacrificio o talvolta perfino un maggior comfort.
La narrativa è sempre rassicurante: “è solo una verifica dell’età”. Poi, un giorno, alzi la testa dal monitor e scopri che non puoi più fare nulla senza il tuo ID digitale. Documenti prego! E nessuno ha mai votato per tutto questo.
Sembra la versione occidentale e levigata della burocrazia del videogioco Papers, Please: una lunga lista di regole che cresce a vista d’occhio, un set di documenti sempre più articolato, e un cittadino che deve adattarsi al ritmo di un sistema che controlla tutto, registra tutto con QR code e autorizzazioni in pop-up.
Il vero pericolo è l’abitudine collettiva alla necessità permanente e continuativa di esibire documenti anche per masturbarsi. Oggi è l’accesso a Pornhub. Domani a un social network. Dopodomani a qualunque forma di espressione che qualcuno decida di “regolare” per il bene comune.
Penso che è così che un giorno scopriremo di aver aderito, oziosamente e forse inconsapevolmente, a un sistema di schedatura universale; pezzo dopo pezzo.
Nel videogioco Papers, please il giocatore almeno sa di essere intrappolato in un regime dittatoriale. Nel mondo reale c’è solo un aggiornamento del software e un comunicato stampa. E poi: ricordiamo sempre che tutto in questo mondo è un flusso di feedback e feedforward. Continuando su questa strada, sono certo che anche i documenti d’identità cambieranno la loro natura. Se oggi sono focalizzati sull’aspetto fisico, un domani potranno riportare molte più informazioni utili a identificare una persona sia fisicamente che digitalmente. Una vera e propria scheda tecnica del cittadino. Come nei videogiochi.
E alla fine noi siamo qui, nel mezzo. Tutti ci chiedono documenti, ma nessuno sembra avere l’autorità morale per farlo.
ORIZZONTI DI GOVERNANCE AI
Novità e delucidazioni sulle politiche globali per l’IA.
di Luca Nannini, Senior AI Policy & Standards Specialist
Periodo: 2 -10 Novembre 2025
Stati Uniti: Deregolamentazione e protezione minori
Il Congresso ha proposto il GUARD Act (senatori Hawley e Blumenthal) che vieterebbe l’accesso dei minori ai chatbot IA companion, richiedendo verifica dell’età tramite documento governativo con multe fino a 100.000 dollari per violazioni.
Parallelamente, la Casa Bianca sta rivedendo centinaia di commenti pubblici sulla regolamentazione IA, con l’amministrazione orientata verso un approccio federale deregolatorio rimuovendo gli impegni volontari dell’era Biden.
Regno Unito, India, Cile
Il DSIT britannico sta avanzando “AI Growth Labs” (sandbox) per accelerare l’innovazione in sanità e trasporti.
L’India ha rilasciato linee guida nazionali per la governance IA enfatizzando fiducia, equità e responsabilità.
Il Cile affronta resistenza dall’industria tech globale contro la proposta legislativa che classificherebbe sistemi IA per rischio con multe fino a 1,5 milioni di dollari.
Australia: Copyright e IA
Il governo ha confermato che non introdurrà un’eccezione per Text and Data Mining, impedendo agli sviluppatori IA di utilizzare materiale protetto da copyright senza permesso. Il Copyright and AI Reference Group esaminerà framework di licenze collettive e chiarirà l’applicazione del copyright a opere generate da IA.
Corea del Sud
Corea del Sud e Stati Uniti hanno firmato il “Technology Prosperity Deal” per collaborazione in IA, quantum computing e 6G, sviluppando un framework condiviso di politica IA e allineando standard di sicurezza.
La Corea ha anche creato il Defense Project Future Strategy Office sotto DAPA per sistemi d’arma autonomi e lanciato la piattaforma ASAP anti-phishing basata su IA per 130 istituzioni finanziarie.
Dibattiti emergenti
Responsabilità catastrofica: Yoshua Bengio nel Financial Times ha chiesto ai governi di richiedere assicurazione “in stile nucleare” per coprire rischi catastrofici IA. La proposta contrasta con argomentazioni di Judge, Nitzburg e Russell che spiegano l’inadeguatezza dei modelli normativi tradizionali per l’IA.
Sicurezza tecnica: L’Ufficio Federale tedesco per la Sicurezza (BSI) ha pubblicato “Evasion Attacks on LLMs – Countermeasures in Practice” con checklist per hardening dei sistemi LLM contro Prompt Injections e Jailbreaks.
Nuove iniziative: Il Venezuela sta pianificando consultazione pubblica sul Progetto di Legge IA per creare un organo statale di supervisione. La Malesia ha presentato il Sustainable AI White Paper sviluppato con Microsoft, enfatizzando efficienza ambientale e governance responsabile.
Periodo: 15 -31 Ottobre 2025
FINTECH PLAZA
Ogni due settimane, opinioni e approfondimenti sul mondo del Fintech.
di Angelica Finatti, Blockchain Expert (bancario-assicurativo), TEDx Speaker
Fintech Plaza torna la prossima settimana!
Quando Internet cade, un protocollo rimane
Nata dall’idea di Jack Dorsey, l’app Bitchat fonde reti Bluetooth mesh e protocollo Nostr per comunicazioni anonime, decentralizzate e resilienti anche durante disastri e blackout digitali.
Clicca qui per leggere l’articolo!
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