Flock contro Deflock
Oggi parliamo di: Il caso Flock Safety / Trump contro le norme statali sull'IA / OpSec per piccoli cripto-investitori
L’EDITORIALE PW
Riflessioni su cybersecurity, privacy e sull’impatto sociale della tecnologia.
di Matteo Navacci, data protection & cybersecurity advisor, co-fondatore di Privacy Week
Bazzicando su X questa settimana sono incappato in un dibattito sociale interessante contro la sorveglianza fisica, al cui centro parrebbe esserci Flock Safety, una società tech americana che propone un modello di sorveglianza pervasiva come chiave per sconfiggere il crimine.
La missione dichiarata di Flock è “eliminate crime and shape a safer future, together” – ovvero “eliminare il crimine e plasmare insieme un futuro più sicuro”. In concreto, l’azienda collabora con migliaia di comunità locali installando telecamere automatiche di lettura targhe (ALPR) su strade e quartieri, con l’obiettivo di fornire alle forze dell’ordine uno strumento capillare di monitoraggio.
Sono già attive oltre 80.000 telecamere in tutti gli Stati Uniti, capaci di catturare miliardi di targhe ogni mese.
L’idea di fondo, esplicitata dallo slogan aziendale, è che una trasparenza e tracciabilità totale del traffico stradale possa “eliminare il crimine” aiutando le forze dell’ordine.
Tuttavia, questa visione da molto tempo anche in Europa solleva forti preoccupazioni etiche e politiche. I dati raccolti dalle telecamere ALPR — negli Stati Uniti come in Europa — finiscono per alimentare archivi di sorveglianza silenziosi ma estesissimi, da cui poi scaturiscono attività secondarie che vanno ben oltre le finalità esplicite.
Ad esempio, è emerso che agenzie federali come ICE (immigrazione) e polizia di frontiera hanno potuto accedere ai database locali di Flock milioni di volte, utilizzando le telecamere per rintracciare individui per finalità che non avevano nulla a che fare col codice della strada o col crimine.
In risposta alla diffusione capillare di Flock, è nato un contromovimento chiamato “DeFlock”, che sta coinvolgendo numerosi volontari per mappare su un sito pubblico (deflock.me) la posizione di migliaia di telecamere Flock.
Lo scopo dichiarato è sensibilizzare i cittadini sull’estensione della rete di sorveglianza e offrire strumenti per contestarla a livello locale. In un’intervista a Forbes, il CEO Garrett Langley ha bollato gli attivisti di Deflock come terroristi.
Langley sostiene infatti che “mappare le telecamere” equivalga a favorire i criminali.
L’azienda ha pure inviato al fondatore di Deflock una lettera di diffida intimando la chiusura del sito, definendolo una minaccia alla sicurezza nazionale. Curioso come mappare dei dispositivi elettronici di sorveglianza possa essere un atto terroristico, mentre invece mappare gli spostamenti di ogni singolo cittadino e dei suoi veicoli viene considerata una misura di sicurezza.
La risposta dei cittadini attivi però non si è fatta attendere: con il supporto legale della Electronic Frontier Foundation, il progetto Deflock ha respinto la diffida e continua ad aggiornare la mappa delle telecamere, rivendicando il diritto della comunità a sapere dove e come viene sorvegliata.
A ben vedere, la mappatura aggiornata delle telecamere sul territorio dovrebbe essere un obbligo di trasparenza di aziende come Flock o delle pubbliche amministrazioni!
Questa contrapposizione evidenzia come lo scontro sulla sorveglianza di massa fisica sia ancora fortemente attivo, ricordando anche alcuni movimenti europei come quello dei Blade Runner londinesi; il braccio armato (di flessibile) e anonimo di un vero e proprio movimento chiamato Action Against ULEZ (Ultra Low Emission Zones). Oppure i brevi ma interessanti exploit del Fleximan italiano.
In ogni caso, la ricerca empirica fatica a confermare che più telecamere significhino meno reati.
Numerosi studi indipendenti suggeriscono piuttosto che la videosorveglianza non comporti cali significativi della criminalità, in particolare dei reati violenti. Spesso si osserva piuttosto un “effetto spostamento”: i criminali tendono a spostare le proprie attività illegali fuori dal raggio d’azione delle telecamere.
Ad esempio, un’analisi del programma di telecamere di San Francisco non ha trovato alcuna evidenza di riduzione dei crimini violenti; anzi, il lieve calo di omicidi registrato entro circa 75 metri dalle videocamere è risultato completamente compensato da un corrispondente aumento di omicidi appena al di fuori dell’area sorvegliata. Stante la comprovata inutilità, la città di San Francisco avrà rimosso tutte le telecamere? Credo di no: è evidente che la lotta alla criminalità è soltanto una facciata.
Eppure oggi abbiamo ancora CEO di grandi aziende di sorveglianza che vendono i loro prodotti vantando grandi risultati (inesistenti) contro il crimine, con tanti amministratori locali felici di spendere i nostri soldi per puntarci una telecamera sulla testa.
ORIZZONTI DI GOVERNANCE AI
Novità e delucidazioni sulle politiche globali per l’IA.
di Luca Nannini, Senior AI Policy & Standards Specialist
Periodo: 11 - 24 Novembre 2025
Stati Uniti: l’offensiva contro la regolamentazione statale
L’amministrazione Trump sta costruendo un’architettura sistematica per smantellare le iniziative di governance AI a livello statale.
La bozza di ordine esecutivo del 19 novembre prevede la creazione di una “AI Litigation Task Force“ dedicata a contestare le normative statali su basi costituzionali (Primo Emendamento, clausola sul commercio interstatale). Lo strumento più invasivo è l’uso condizionale dei fondi BEAD: gli stati con leggi AI “restrittive” vedrebbero bloccati finanziamenti federali per le infrastrutture digitali.
Il California SB 53 è esplicitamente nel mirino. Questo attacco coordinato trova un alleato nel settore privato. Leading the Future, super PAC da 100 milioni di dollari finanziato da Andreessen Horowitz e Greg Brockman, ha lanciato una campagna contro Alex Bores, coautore del RAISE Act di New York. La legge prevedrebbe rapporti di sicurezza obbligatori e sanzioni fino a 30 milioni di dollari.
Parallelamente nasce l’AI Infrastructure Coalition, guidata dall’ex senatrice Kyrsten Sinema, che riunisce ExxonMobil, Google, Meta, Microsoft per promuovere il Trump AI Action Plan.
Sul fronte bipartisan, l’Algorithm Accountability Act di Curtis e Kelly propone un’eccezione alla Section 230: le piattaforme con oltre un milione di utenti perderebbero l’immunità per contenuti raccomandati algoritmicamente che causano danni fisici prevedibili. La proposta introduce un duty of care per sistemi di raccomandazione, aprendo la strada a class action contro Big Tech.
Europa: il Digital Omnibus ridisegna l’AI Act
La Commissione Europea ha proposto di posticipare l’applicazione delle disposizioni ad alto rischio dall’agosto 2026 a dicembre 2027 attraverso il Digital Omnibus, un pacchetto di semplificazione normativa che interviene su AI Act, GDPR, ePrivacy Directive e Data Act. Il rinvio riguarda identificazione biometrica, sistemi decisionali per impiego e credito, sanità, servizi pubblici essenziali e law enforcement.
L’elemento più controverso: la proposta autorizza Google, Meta e OpenAI a utilizzare dati personali degli europei per addestrare modelli AI, aggirando le tutele GDPR esistenti. Francia e Germania sostengono apertamente questa deregulation, allineandosi alle pressioni del settore. L’Ufficio AI ha aperto una consultazione pubblica sulla classificazione high-risk (workshop del 10 dicembre), mentre proseguono i lavori sulle linee guida per l’interpretazione dell’Annex I.
La consultazione pubblica sul Digital Omnibus rappresenta l’ultima occasione per influenzare una riforma che sta riscrivendo l’equilibrio tra innovazione e tutele. Il contrasto tra l’approccio originale dell’AI Act e questa proposta di semplificazione segna un punto di svolta nella governance europea dell’AI.
Asia e Medio Oriente: chip e strutture di coordinamento
Gli Stati Uniti hanno autorizzato l’export di 35.000 chip AI avanzati ciascuno a Humain (Arabia Saudita) e G42 (UAE), equivalenti a Nvidia Blackwell, per un valore stimato di 1 miliardo di dollari. L’approvazione include requisiti stringenti di sicurezza e reporting per prevenire diversion verso avversari. I chip alimenteranno un data center xAI da 500 megawatt in Arabia Saudita e l’hub Stargate UAE con Nvidia, OpenAI e Oracle.
La Corea del Sud istituirà a gennaio un viceministro dedicato alla policy AI nel Ministero della Difesa, supervisionando quattro bureau con 220 addetti. La posizione centralizza gestione di logistica, sistemi informativi e asset militari, rispondendo al calo del personale militare e all’integrazione di tecnologie avanzate.
Turchia e India: framework emergenti
La Turchia ha depositato in parlamento il primo quadro normativo completo sull’AI, modificando il codice penale piuttosto che creare una legge autonoma. L’India ha pubblicato le Draft Synthetic Information IT Rules 2025 per deepfakes e contenuti manipolati. L’Internet Freedom Foundation ha criticato l’approccio, definendolo un sistema di censura sproporzionato che tratta qualsiasi contenuto sintetico come sospetto, estendendo logiche di notice-and-takedown invece di regolare usi AI ad alto rischio lungo l’intera catena del valore.
Periodo: 15 -31 Ottobre 2025
FINTECH PLAZA
Ogni due settimane, opinioni e approfondimenti sul mondo del Fintech.
di Angelica Finatti, Blockchain Expert (bancario-assicurativo), TEDx Speaker
Fintech Plaza torna la prossima settimana!
OpSec per piccoli investitori
L’obiettivo di una persona normale non è avere le misure di sicurezza tecniche più fighe al mondo, ma non essere il target più facile e sopravvivere a un attacco fisico o digitale. Per ognuno che condivide dettagli sulle sue amate criptovalute, c’è qualcuno che nell’ombra prende nota. Sistemi automatizzati o esseri umani, poco conta. L’informazione vuole essere libera, scriveva Eric Hughes nel Manifesto Cypherpunk, e ogni informazione viene registrata per sempre nel grande registro globale eterno che è l’Internet — chiosava più recentemente Edward Snowden…
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