Zuckerberg e il fact checking
Oggi parliamo di: 🥸 Addio al fact checking 👾 Data breach per Infocert e nuove tecniche di phishing 🧐 Anche gli attentatori usano chatGPT 🆘 Preoccupazioni privacy per il 2025.
Buon 2025 dal team di Privacy Week!
L'EDITORIALE
di Matteo Navacci, data protection professional
Addio al fact checking — e il Digital Services Act?
Giorni sotto ai riflettori per Mark Zuckerberg, che nelle ultime ore ha comunicato ufficialmente la fine di un’epoca: quella del fact checking. Pare infatti, come saprete, che il CEO di Meta abbia deciso di eliminare i fact checker dalle sue piattaforme, sostituendoli con il metodo delle “community notes” già testato da Elon Musk su X.
La decisione ha, come prevedibile, polarizzato le opinioni. Da una parte chi esulta per l’evoluzione positiva; dall’altra chi invece crede che possa essere una soluzione che porterà a un minor controllo sui famigerati fenomeni della disinformazione e misinformazione.
La realtà, a mio avviso, sta nel mezzo. Certamente le community notes sono più lente di un fact checker pagato per monitorare attivamente i contenuti postati, ma il loro funzionamento è epistemologicamente e statisticamente migliore. Se Zuckerberg dovesse emulare le community notes di X, avremmo infatti un meccanismo in grado di glossare contenuti di disinformazione e fake news in modo estremamente efficace e puntuale, anche grazie al fatto che come affermato da Elon Musk, queste tengono in considerazione soprattutto le opinioni di utenti spesso in disaccordo tra loro. Se persone che solitamente sono in disaccordo, si trovano invece a concordare su una community note, allora è molto probabile che abbiano ragione. Semplice, efficace, democratico.
Gli esempi positivi non mancano, anche quando fact checker e giornalisti mainstream hanno fallito nel riportare esattamente delle informazioni da parte dell’ex-Presidente Biden, come nel caso dei dati sull’inflazione:


Tuttavia, non credo che la scelta di Zuckerberg sia frutto di una conversione, quanto più di una virata a favore del neo eletto Presidente Trump, che da anni porta avanti una campagna politica proprio contro Facebook e Zuckerberg. Nel 2021 arrivò a sostenere che sia X che Facebook avrebbero dovuto essere chiusi, minacciando anche di fare arrestare Zuckerberg. Di acqua sotto ai ponti dal 2021 a oggi ne è passata, e negli scorsi mesi Zuckerberg ha anche diffuso una lettera di pubbliche scuse in merito alle massicce campagne di censura e controllo dell’informazione di cui Facebook si macchiò tra il 2020 e 2021 — grazie al supporto di migliaia di Fact Checkers.
Nello stesso frangente di tempo, i burocrati europei hanno iniziato una campagna politica contro X che ancora oggi va avanti. C’è troppa disinformazione sulla piattaforma, e viola le norme del Digital Services Act. È vero, su X non ci sono fact checker ufficiali. Magari è anche vero che X è il social con più disinformazione, ma è anche — innegabilmente — il social con meno censura.
Arene epistemologiche e censura
A tutti gli effetti, X è un’arena epistemologica che permette a numerose fonti di conoscenza eterogenee di interfacciarsi e interagire tra loro in modo fluido e senza barriere: giornalisti, politici, professionisti esperti, accademici, attivisti, idraulici, giardinieri e studenti. Ognuno può dare il suo contributo per aiutare il prossimo a comprendere la natura della conoscenza umana che si riversa sulla piattaforma. Le community notes sono uno degli strumenti attraverso cui questo è oggi possibile.
Non so se anche le piattaforme Meta seguiranno i passi di X, ma una cosa è chiara: l’Unione Europea sembra sempre più piccola e isolata. L’invito di Zuckerberg a Mar-a-Lago segna la fine delle ostilità tra il Presidente e il CEO e il Presidente Trump, Elon Musk e Mark Zuckerberg sono oggi uniti per determinare un nuovo corso storico per le grandi piattaforme digitali.
Che fine faranno i “segnalatori attendibili”?
Questo percorso appare però molto diverso da quello che vorrebbe invece stabilire l’Unione Europea con il Digital Markets Act e il Digital Services Act. La norma europea prevede infatti una nuova categoria di fact checker: il segnalatore attendibile. Tale qualifica è assegnata dal Coordinatore dei Servizi Digitali e per diventarlo bisogna possedere “capacità e competenze particolari ai fini dell'individuazione, dell'identificazione e della notifica di contenuti illegali”. Il segnalatore attendibile inoltre “rappresenta interessi collettivi ed è indipendente da qualsiasi piattaforma online”.
Le community notes ribaltano completamente questo paradigma. Altro che competenze particolari e portatori di interessi collettivi: tutti possono contribuire alla ricerca della verità — dal grande filosofo al giardiniere con la terza media.
A dirla tutta, non credo che le cose si mettano bene per l’Unione Europea in generale, e probabilmente il legislatore sarà costretto a cambiare direzione. Difficile dettar legge in casa altrui, ancora più difficile se le grandi corporazioni tecnologiche che si vorrebbero governare da lontano sono politicamente allineate con la persona più potente del “mondo libero”.
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IN BREVE
Data breach per Infocert. Rubati oltre 5 milioni di dati a InfoCert, da cybercriminali che hanno colpito i sistemi di ticketing, accedendo ai dati personali lì raccolti. Così comunica (qui) l’azienda con una notifica del 7 gennaio. Non sono stati compromessi servizi SPID, CIE, PEC e firma digitale, ma è indubbio che i dati acquisiti dal customer service possano ben svelare l’identità e dati sensibili di clienti che hanno acquistato questi servizi presso Infocert.
Phishing col Calendario. Gli utenti di Google Calendar (cioè tutti) sono a rischio phishing, secondo una nuova strategia d’attacco che sfrutta le notifiche del Calendario per portare avanti attacchi di phishing. Sembrerebbe infatti che sfruttando le funzionalità di programmazione e notifica del Calendario sia possibile inviare email che a tutti gli effetti sembrano legittime, proprio per la loro natura di notifica automatizzata. Più informazioni qui.
Attentatore del Cybertruck e chatGPT. La polizia di Las Vegas ha recentemente rilasciato alcune immagini raffiguranti le chat avute tra l’attentatore che la scorsa settimana ha fatto esplodere un Cybertruck di fronte al Trump International Hotel. In queste, la persona chiede all’IA informazioni apparentemente innocenti e scollegate tra loro, che però alla luce dei fatti mostrano un chiaro intento. Speriamo che questo non porti a chiedere maggiore sorveglianza e un processo alle intenzioni per chi chiede informazioni su “fuochi d’artificio” e “qual è la migliore 500 Smith & Wesson”. Qui gli screenshot.
Le preoccupazioni privacy per il 2025. Quali sono le maggiori preoccupazioni delle persone in merito alla privacy e sicurezza online? Ne hanno discusso in molti in un recente thread su Reddit. La consapevolezza dello stato disastroso della privacy online sembra essere sempre più diffusa. Una sintesi dei 6 punti principali qui.
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